Il Mondo Delle Plastiche

Le plastiche

Tutti noi in casa, troviamo oggetti fatti parzialmente o interamente in plastica. Ma molti si chiedono: cos’è la plastica? come nasce?

La plastica, o per meglio dire, le plastiche, sono dei polimeri composti da monomeri di idrogeno e di carbonio, i quali reagendo con sostanze chimiche(additivi), utilizzate nel processo di formazione per donare caratteristiche differenti e funzionali (che ne determinano l’uso, quali elasticità, colore o/e resistenza), danno origine a questo importante materiale. Dei polimeri fanno parte il propilene, l’etilene, la butadiene e  lo stirene.

La plastica, o meglio dire la celluloide, venne inventata nel 1869 da John Hyatt. La celluloide è composta da azoto, cellulosa e dalla canfora, ossia una sostanza cerosa presente in natura. La prima forma di plastica sintetica, ovvero senza elementi presenti in natura, nasce nel 1909 per merito del chimico Leo Baekeland, il quale creò la bachelite. Negli anni successivi, nascono altre tipologie di plastiche; negli anni 30 del secolo scorso si crea il plexiglass, ossia quel materiale simile al vetro ma che in realtà è interamente composto da materiale plastico. Oggigiorno lo troviamo in molte classi, a causa della pandemia del Covid, dove ha il fine di separare un banco dall’altro. Nel 1954 il chimico Giulio Natta ricevette il Premio Nobel per aver sintetizzato il POLIPROPILENE, uno dei polimeri più utilizzati. La plastica presenta svantaggi e vantaggi. Tra questi ultimi troviamo il prezzo minore rispetto a quello del ferro, del legno e  di altri materiali edili, e la resistenza  alla corrosione. Inoltre la plastica è leggera, modellabile e possiede proprietà isolanti ed impermeabili. L’unico svantaggio è che è difficile da smaltire, ma è riciclabile.

Come si producono le plastiche?

La produzione della plastica può essere riassunta in cinque passaggi fondamentali, ossia:

. L’estrazione di combustibili fossili; nella quale vengono estratti il carbone, il petrolio grezzo e/o il gas metano, ossia le materie prime della maggior parte delle plastiche, ma alcune possono essere anche di origine naturale oppure derivare da vegetali, come il mais ed il grano.                                                                                                                                                                                                                                       

. La raffinazione; in seguito all’ estrazione, la materia prima non è pronta all’uso, questo perché  è ancora “grezza”, dunque bisogna scomporla in modo tale da eliminare le molteplici impurità in essa contenuta. Per questa ragione gli idrocarburi, ossia le grandi molecole, vengono divise e spezzate in  diversi processi chimici, generando i monomeri, che sono necessari per produrre le materie plastiche, dato che sono gli elementi costitutivi dei polimeri plastici. Tutto questo passaggio ha il via nella fornace, dove il petrolio viene riscaldato ma successivamente viene trasferito nell’unità di distillazione, dove viene scomposto in unità più leggere, dette frazioni.                                       

. La polimerizzazione; è la fase più complessa della formazione della plastica, dato che si formano i polimeri definitivi, ossia il materiale plastico, a partire dai monomeri. 

. Il taglio della resina; il materiale plastico, ossia la resina, viene infine ridotto a piccoli pezzettini, chiamati pellet, che poi vengono lavorati fino a raggiungere l’oggetto desiderato.

. Il prodotto finito; al termine di questi processi si ottiene il prodotto finito, il quale può avere forme diverse, ricavate dalle lavorazioni della plastica, che la rendono indispensabile ai giorni nostri.

La plastica si può dividere in più tipologie, e queste sono riconoscibili grazie ad uno specifico logo di riciclaggio, ovvero un triangolo con all’interno un numero che può variare dall’1 al 7. I prodotti in plastica che presentano una numerazione da 1 a 6 sono riciclabili, mentre il 7 indica l’impossibilità di riciclare la plastica e l’articolo va gettato nell’indifferenziata.

. Plastica 1, la PET: chiamata anche Polietilene Tereftalato, è la plastica più utilizzata per la fabbricazione di bottiglie, tubi, etichette e  contenitori adatti al riscaldamento di alimenti. Viene prodotta per essere monouso e recentemente, degli studi hanno accertato che un utilizzo prolungato di questa plastica può danneggiare i prodotti al suo interno.

. Plastica 2, l’HDPE: il Polietilene ad alta densità indica una plastica in cui le molecole hanno una densità molto elevata, portando il materiale ad essere più rigido ed impiegato nella produzione di imballaggi di shampoo, detergenti, latte, per i giocattoli e  i tappi di plastica.

. Plastica 3, la PVC: Il Cloruro di Polivinile viene considerato il polimero più a rischio, dato che contiene degli ftalati (Agenti plastificanti) molto pericolosi che rendono la plastica più resistente e flessibile. D’altronde la PVC rappresenta oggi il polimero più importante e di  maggior consumo, poiché viene applicato nella realizzazione di tubi per edilizia, tovaglie in plastica e salvagenti.

. Plastica 4, la LDPE: Il Polietilene a bassa densità al contrario dell’HDPE, è un polimero molto flessibile e viene utilizzato per la produzione di coperchi e giocattoli.

.Plastica 5, la PP: Il Polipropilene è un polimero termoindurente (col calore non si scioglie), e viene impiegato nella produzione di scolapasta, tappi, bicchieri e vasetti di yogurt.

. Plastica 6, la PS: Il Polistirolo lo ritroviamo nei piatti di plastica, nei bicchieri e nei contenitori delle uova ed è uno dei polimeri più pericolosi, dato che lo stirene in esso presente, può essere trasmesso agli alimenti. Inoltre, sotto una grande fonte di calore, può rilasciare delle sostanze cancerogene.

. Plastica 7, le altre plastiche: questo gruppo corrisponde al più pericoloso per l’ambiente e per l’uomo, poiché non è formato da plastiche riciclabili e i prodotti con esse realizzate possono solo essere gettati nel cestino dei rifiuti secchi.

Perché si parla negativamente della plastica?

La plastica, pur presentando una grande quantità di vantaggi che di conseguenza ne hanno portato il continuo utilizzo e produzione, presenta purtroppo anche molti svantaggi, che non riguardano il materiale stesso, ma l’ambiente.                                                                     

I rifiuti di plastica sono ritenuti i peggiori tipi di rifiuti per vari motivi, in primo luogo la plastica non si biodegrada, ovvero non può essere attaccata dagli organismi e pertanto impiega per degradarsi un lasso di tempo molto ampio che può essere anche di centinaia di anni.        Un altro motivo è il fatto che essa sia difficile da riciclare, infatti, per poterla riciclare correttamente bisogna che ci siano tecnologie capaci di selezionare specifici tipi di plastiche all’interno di un mucchio composto da tipi vari di esse. Ma purtroppo queste tecnologie sono piuttosto costose e non convenienti, perché non c’è molta richiesta di mercato per la plastica riciclata, in quanto essa costa più di quella appena prodotta, soprattutto perché non c’è legge che dica che le aziende siano obbligate ad utilizzare plastica riciclata e non ci sono incentivi che spingano a investire nel riciclo, inoltre, la mancanza di impianti di smaltimento della plastica è anche la ragione per cui molta di essa viene esportata in paesi come Thailandia, Malaysia, Vietnam dove non esistono sistemi di raccolta differenziata e quindi non si hanno certezze su come viene trattata. 

 Infine, vi sono i motivi più importanti, ovvero il fatto che la plastica inquini: essa, data la sua non biodegradabilità e la difficoltà nello smaltirla,  aggiunti alla sua continua produzione, causano  una sovrabbondanza di questo materiale di cui non ci si può liberare a meno che non ne si attui la combustione, che però produce CO2, responsabile dell’effetto serra. L’impossibilità nel contenere la plastica fa si che essa si depositi in luoghi in cui non dovrebbe stare: sono stati ritrovati residui di plastica  nei ghiacci, nelle grandi fosse marine, fino a 10 km di profondità (fossa delle Marianne), nelle rocce e negli Oceani. Negli Oceani, la presenza di grandi pezzi di plastica rappresenta un grande problema, perché feriscono o causano spesso la morte di molte specie marine che li confondono con il cibo. Le plastiche che costituiscono la problematica più grande sono le microplastiche, queste sono di piccole dimensioni e si generano in mare dalla disgregazione di plastiche più  grandi o sono prodotte specificamente dall’industria, e arrivano in mare attraverso gli scarichi domestici o industriali.

Il problema dell’inquinamento da plastica non riguarda soltanto l’ambiente marino ma anche gli esseri umani: l’acqua di rubinetto e imbottigliata che beviamo, contiene microplastiche, così come gli alimenti che mangiamo.Se nulla cambia, nel 2050 nei nostri mari ci sarà più plastica che pesce: è un’emergenza globale al pari dei cambiamenti climatici.

                     

 

 

 

Fonti: