Il governo non decide: Saluggia resta prigioniera delle scorie nucleari

 

Il piccolo comune piemontese, in provincia di Vercelli, doveva essere una soluzione provvisoria ma è diventato quasi la destinazione esclusiva per i rifiuti di tutta Italia.

A Saluggia si trova il 73% dei rifiuti nucleari italiani, oltre 260 metri cubi di “liquidi che da anni attendono di essere solidificati e correttamente smaltiti .(fonte inventario Ispra 2014).

  • Nel 1999 si iniziò a parlare di un deposito nazionale dove mettere al sicuro le scorie radioattive.

In realtà non è ancora stato individuato il luogo dove costruire il deposito nazionale.

 

  • Non è ancora stato realizzato il Programma Nazionale italiano per la gestione dei rifiuti nucleari in conformità a quanto previsto da una direttiva Europea secondo la quale ogni Stato membro è tenuto a deliberare la propria strategia di intervento. L’Italia ha presentato solo un rapporto preliminare e così l’Europa ha aperto una procedura di infrazione contro l’Italia per la mancata consegna del Programma.

Gli ambientalisti temono che questo sito di stoccaggio che si trova a trenta metri dalla Dora Baltea diventi definitivo.

Nel frattempo i costi per la messa in sicurezza delle attività nucleari pagati dai cittadini, attraverso la bolletta dell’ energia elettrica, sono passati da 167 milioni di euro nel 2013 a 622 milioni euro nel 2015.

Articolo tratto da La Stampa del 9/1/2017